Innovazione

Innovazione, Tecnologie

Ingegneria dello sport – Il primo master in Italia al Politecnico di Torino

Per ottenere prestazioni eccezionali un atleta non può contare solo sulla sua performance ma ha bisogno del contributo di un’intera squadra e delle tecnologie più all’avanguardia per arrivare all’obiettivo: proprio in questa direzione si muove il nuovo Master di II Livello in Sports Engineering del Politecnico di Torino, in collaborazione con la Scuola dello Sport del Coni e Città Studi Biella, e certificato dal Johan Cruyff Institute, strutturato per formare i componenti di un team sempre più spesso composto anche da tecnici esperti di tecnologia.

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Dispositivi, Innovazione

Inventato un software che verifica lo stato di coscienza in pazienti in stato vegetativo e comatoso, presso il Centro Puzzle di Torino

E’ un progetto al momento sperimentale negli spazi del Centro Puzzle di Torino e se darà i risultati sperati potrà migliorare la vita di quei pazienti in stato vegetativo e pazienti in condizione di minima coscienza non-responsiva, che in Piemonte sono circa 1500.

L’ago della bilancia è l’invenzione di un software in grado di verificare la presenza di uno stato di coscienza in pazienti post-coma che non riescono a comunicare ed è il cuore del progetto scientifico coordinato dal Centro Puzzle e cofinanziato dalla Fondazione Cassa Risparmio di Torino.

Il dispositivo grazie ad una interfaccia cervello–computer può permettere ai medici di diagnosticare la presenza di uno stato di coscienza in pazienti non responsivi, cioè in quei pazienti che usciti dal coma sembrano non rispondere più agli stimoli esterni. L’obiettivo è dunque di sviluppare un’interfaccia che permetta di rilevare le intenzioni motorie dei pazienti senza considerare i movimenti più o meno visibili.

 

Il cuore del progetto “Interfaccia neurale”

Ha preso il via il progetto scientifico “Interfaccia Neurale per valutare il livello di coscienza dei pazienti non responsivi e favorirne la comunicazione con l’esterno”, coordinato dal Centro Puzzle e cofinanziato dalla Fondazione Cassa Risparmio di Torino.

<Alcuni studi suggeriscono che il 43% dei pazienti oggi diagnosticati come stato vegetativo, pur avendo recuperato lo stato di coscienza, non riescano a manifestare alcun segno di presenza di coscienza durante i test diagnostici – spiega la dottoressa Marina Zettin, direttore del Centro Puzzle -, il motivo è che questi test si basano solo su risposte motorie a comandi verbali e questi pazienti spesso soffrono di una totale paralisi che include anche il battito palpebrale e i movimenti oculari. Per questo credo che ci sia da investire>.

 

Il gruppo di ricerca del Centro Puzzle (che collabora con l’ospedale Cto e l’Unità Spinale Unipolare della Città della Salute di Torino), grazie ad un cofinanziamento della Cassa di Risparmio di Torino, sotto la guida della dottoressa Zettin, ha iniziato a sviluppare un’interfaccia cervello-computer per permettere ai medici di diagnosticare la presenza di coscienza in pazienti non responsivi, cioè in quei pazienti che, usciti dal coma, sembrano non rispondere più ad alcuno stimolo.

 

Il progetto è stato ideato dal dottor Vito De Feo ed è svolto in collaborazione con il Neural Computation Laboratory dell’Istituto italiano di tecnologia a Rovereto (diretto dal professor Stefano Panzeri), con il Dipartimento di automatica e informatica del Politecnico di Torino, che partecipa tramite il gruppo di ricerca della professoressa Gabriella Olmo, e con il Dipartimento di psicologia dell’Università di Torino, che partecipa tramite il gruppo di ricerca diretto dal professor Giuliano Geminiani.

 

La dottoressa Zettin ed il suo gruppo di ricerca, tra cui il dottor Danilo Dimitri, vogliono rispondere all’esigenza di riuscire a sviluppare un’interfaccia cervello-computer che permetta di rilevare, grazie a misurazioni non invasive, come quelle elettroencefaliche ed elettromiografiche, le intenzioni motorie di questi pazienti indipendentemente dal fatto che producano o meno un movimento visibile all’esaminatore.

L’ipotesi progettuale presuppone che le persone con basso grado di coscienza siano in grado di pianificare i movimenti richiesti dall’esterno, ma non siano in grado di eseguirli correttamente. Grazie ad un innovativo metodo di analisi di questi segnali elettrofisiologici, cercheranno di isolare e classificare i cosiddetti potenziali elettrici di prontezza, usati per la prima volta in pazienti non responsivi.

 

L’analisi di questi segnali permetterebbe di distinguere tra movimenti totalmente inconsapevoli (esempio: riflessi) e movimenti intenzionali rivelando la presenza di intenzione e coscienza. Il programma computerizzato consentirà l’analisi di specifici parametri elettrofisiologici (elettroencefalografia, Eeg) ed elettromiografici (elettromiografia, Emg), per distinguere i movimenti intenzionali da quelli riflessi.

 

Obiettivo: migliorare la diagnosi di questi pazienti

Secondo i medici i criteri e gli strumenti oggi utilizzati per fare diagnosi differenziale tra questi pazienti siano insufficienti. <La valutazione clinica allo stato attuale non è in grado di distinguere oggettivamente tra riflessi motori che potrebbero celare, in realtà, tentativi malriusciti di esecuzione intenzionale di movimenti, e riflessi automatici privi di intenzionalità di alcun genere – prosegue Zettin -. Per avere un’idea dell’entità del fenomeno, basta considerare che, in Italia, una persona ogni tre che si trova in coma, ha un’età compresa tra 0 e 15 anni e circa 700 bambini si trovano attualmente in stato vegetativo>.

I risultati della sperimentazione potrebbero essere interessanti. L’interfaccia progettata, non solo permetterebbe una migliore diagnosi nelle realtà cliniche, ma consentirebbe anche ai pazienti stessi di comunicare semplici intenzioni (“sì”, “no”) al personale medico, aumentando considerevolmente la loro qualità di vita e l’efficacia delle terapie neuro-riabilitative – conclude la dottoressa Zettin -. Migliorerebbero anche l’assistenza di caregiver e operatori grazie a più precise indicazioni che potremmo fornire loro>.

 

I pericoli per il nostro cervello

A seguito di importanti eventi traumatici (per il 40% incidenti stradali), vascolari (ictus o emorragia cerebrale), anossici o infettivi, il cervello può andare incontro a severi danni, che spesso conducono al coma. 250mila persone ogni anno entrano in coma a seguito di incidenti, intossicazioni o malattie. Il coma, tuttavia, rappresenta solo una condizione transitoria. Alcuni pazienti non riescono a superare la fase acuta e muoiono. Altri, invece, dopo alcuni giorni o qualche settimana, si risvegliano. I più fortunati, circa un soggetto ogni tre, recuperano completamente lo stato di coscienza. Gli altri pazienti, invece, passano dal coma ad una serie di condizioni cliniche identificate come stato vegetativo in cui la coscienza è totalmente assente, e stato di minima coscienza, dove, invece, c’è uno stato emergente di coscienza, spesso molto difficile da diagnosticare.

 

Mentre i pazienti in coma non riescono a svegliarsi, i pazienti in stato vegetativo e stato di minima coscienza recuperano la vigilanza, ovvero riaprono gli occhi e alcuni riflessi involontari. Fino a qualche anno fa si riteneva che tutti i pazienti usciti dal coma, che non erano responsivi, fossero in stato vegetativo, privi totalmente di consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante.

Negli ultimi anni, tuttavia, si sono accumulate le evidenze di presenza di coscienza anche in pazienti non responsivi, rivelando una elevata incidenza di errore diagnostico. Alcuni studi, infatti, suggeriscono che ben il 43% dei pazienti oggi diagnosticati come stato vegetativo, pur avendo recuperato lo stato di coscienza, non riescano a manifestare alcun segno di presenza di coscienza durante i test diagnostici. Il motivo è che questi test si basano unicamente su risposte motorie a comandi verbali e i pazienti in stato vegetativo, spesso soffrono di una totale paralisi che include anche il battito palpebrale ed i movimenti oculari.

 

A livello nazionale si stima che le persone che giacciono in stato di non responsività siano alcune migliaia e che tale numero sia inesorabilmente destinato a crescere, sia in considerazione dell’accresciuta precocità ed estensione sul territorio della medicina d’emergenza, che alla prolungata sopravvivenza. Appare quindi chiaro che i criteri e gli strumenti ad oggi utilizzati per fare diagnosi differenziale tra pazienti in stato vegetativo e pazienti in condizione di minima coscienza non-responsiva siano insufficienti. La valutazione clinica, infatti, allo stato attuale non è in grado di distinguere oggettivamente tra riflessi motori che potrebbero celare, in realtà, tentativi malriusciti di esecuzione intenzionale di movimenti, e riflessi automatici privi di intenzionalità di alcun genere. Per avere un’idea dell’entità del fenomeno, basta considerare che, in Italia, una persona ogni tre che si trova in coma, ha un’età compresa tra 0 e 15 anni e circa 700 bambini si trovano attualmente in stato vegetativo.

Liliana Carbone

Innovazione, News, Tecnologie

Molinette – nuova sala ibrida e reparti cardiochirurgia

Interventi avanzatissimi che non richiederanno di aprire il torace per curare un cuore malato, chirurgia mini-invasiva per eseguire interventi multipli e, tra i beneficiari di una così avanzata cardiologia e cardiochirurgia, anche persone prima inoperabili. E’ questo il cuore pulsante della nuova sala ibrida dell’ospedale Molinette. Un fiore all’occhiello della cardiologia e cardiochirurgia piemontese che è stata inaugurata la scorsa settimana insieme al nuovo reparto di degenza in cardiochirurgia.

Valore complessivo dell’intervento: oltre quattro milioni e 300 mila euro. Presenti all’inaugurazione il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, il commissario della Città della Salute Gian Paolo Zanetta e la vicepresidente della Compagnia di San Paolo Licia Mattioli.

 

Nuova veste per reparto di degenza in cardiochirurgia

L’intervento ha visto la ristrutturazione completa dei 1.300 metri quadri del dipartimento cardio-toraco-vascolare diretto dal professor Mauro Rinaldi. Al finanziamento ha partecipato la Compagnia di San Paolo, che nel triennio 2015-17 ha speso 22 milioni per la sanità piemontese e per quello 2017-19 ne ha stanziati altri dieci.

<Il nuovo reparto di degenza in cardiochirurgia è un’opera che ci attendevamo da più una decina di anni – ha spiegato il professor Mauro Rinaldi -. In questi dieci anni abbiamo operato bene ma in situazioni logistiche spesso problematiche, questo nuovo reparto darà dignità anche alla nostra professione e soprattutto garantirà una condizione di degenza migliore ai nostri pazienti. Mantenere un dipartimento di questo tipo – ha rimarcato il professor Rinaldi – è stata una scelta geniale dell’azienda, perché è fondamentale per avere una cardiologia e una cardiochirurgia a livello top. >.

Il dipartimento unico cardio-toraco-vascolare della Città della Salute oggi dispone della terza sala operatoria ibrida del Piemonte (attrezzata per gli interventi di chirurgia mini-invasiva e tradizionali), dopo quelle già presenti al Mauriziano e a Cuneo: rappresenta l’unico esempio rimasto sul territorio nazionale di gestione integrata altamente specialistica delle patologie cardiaco-polmonari e o vascolari. La camera ibrida è una camera operatoria dalle caratteristiche tecnologiche molto avanzate che, oltre alle strumentazioni di una sala tradizionale per interventi di cardiochirurgia e chirurgia vascolare di elevata complessità, è dotata anche di apparecchiature integrate di diagnostica radiologica sofisticate, come un angiografo collegato ad un braccio robotizzato che produce immagini radiologiche anche tridimensionali in tempo reale. <Verranno eseguiti i più moderni interventi mininvasivi che riguardano le valvole cardiache e l’aorta discendente e ascendente – dice orgoglioso il professor Rinaldi -. E’ una grossa conquista, servirà tutto il dipartimento e aprirà un’epoca nuova nella chirurgia di tutti i giorni>.

Sul fronte della tecnologia le novità sono importanti. <Grazie ad una tecnica avanguardistica, che servirà nella chirurgia mininvasiva e nella nuova cardiologia strutturale, non esisterà possibilità di errore nel fare alcune manovre. Un esempio è l’inserimento di valvole: la possibilità di simulare l’intervento garantirà un margine di sicurezza in più>.

 

L’unione fa la forza: collaborazione tra pubblico e privato

<L’intervento è un importante esempio di collaborazione pubblico-privato – ha spiegato Gian Paolo Zanetta -, stiamo lavorando con un uso efficace delle risorse gettando un ponte verso il futuro Parco della Salute. Questo investimento, in una struttura che ormai manifesta ogni vetustà, è un segno della nostra volontà di stare al passo con i tempi e di guardare al futuro, ma senza sprecare risorse preziose perché le tecnologie sono trasportabili nel nuovo Parco della Salute>.

<Con circa 50 mila euro tutte le tecnologie potranno essere trasferite nel nuovo Parco> ha sottolineato Sergio Chiamparino, che proprio in merito al colossale progetto, ha anticipato che <entro l’estate partirà il bando per la sua realizzazione e per i primi mesi del 2019 potremo entrare in una fase decisamente più operativa. Dopo che il Tar ha respinto anche l’ultimo ricorso fatto sul progetto, a questo punto si tratta solo più del nostro lavoro. C’è stata una collaborazione piena con la Città di Torino e in pochi mesi è stato sciolto ogni nodo lavorando di comune accordo. Il via libera del Governo è arrivato>.

Liliana Carbone

Farmaci, Innovazione, News

Per la cura del mieloma multiplo le strategie della nuova Rete Ematologica Veneta (Rev)

Nuovi farmaci e per una migliore qualità della vita del paziente

Il mieloma multiplo è la seconda malattia ematologica più frequente, dietro il linfoma di Hodgkin, e in Veneto ha un’incidenza di 5-6 persone per 100mila abitanti. Rappresenta circa il 10% delle patologie ematologiche e insorge tipicamente in età avanzata, con una media alla diagnosi di circa 60 anni. Questi pazienti, nel decorso della malattia, hanno bisogno di un apporto plurispecialistico, dall’ematologo, al radiologo, al nefrologo, attori che giocano un ruolo fondamentale all’interno del Pdta, il cui scopo è rendere più uniforme la determinazione dei fattori prognostici, l’integrazione operativa sul campo tra centri regionali, l’uniformità negli indirizzi terapeutici e la razionalizzazione delle risorse.

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Farmaci, Innovazione, News

I farmaci innovativi per la cura del diabete mellito: più libertà di prescrizione e cure targetizzate. Con un’unica limitazione: i costi e i piani terapeutici

Convegno sul diabete, epidemia del nuovo millennio. Strategie di cura e sostenibilità a confronto

Il diabete è un’epidemia in continua espansione, in Italia colpisce 3,3 milioni di persone pari al 5,5% cui va aggiunto un altro milione di cittadini che ignorano di avere già la malattia. La dimensione del problema, ma soprattutto la gravità delle complicanze croniche associate alla malattia, fanno del diabete mellito uno dei problemi sanitari su scala mondiale. L’avvento dei farmaci innovativi per la cura del diabete mellito (DPPIV inibitori, GLP1 analoghi e SGLT2 inibitori) oggi rappresenta una grande rivoluzione per il diabetologo; il loro meccanismo d’azione non espone il paziente al rischio di ipoglicemia e inoltre possono venire utilizzati anche in corso di insufficienza renale. Gli studi clinici internazionali hanno inoltre evidenziato che l’utilizzo di alcuni di questi nuovi farmaci comporta una riduzione di ospedalizzazione per scompenso cardiaco del 35 per cento, di morte cardiovascolare del 38 per cento e della mortalità per tutte le cause del 32 per cento.

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Innovazione, News, Piemonte, Regioni, Tecnologie

Nasce il nuovo centro di tecniche di riproduzione assistita (Fivet) di Torino

Per la città un nuovo polo specializzato che ha sede alla Casa della Salute Valdese

 

Per le coppie desiderose di un figlio e che non riescono ad averlo, mai più viaggi fuori dai confini piemontesi, perché è nato il nuovo centro di tecniche di riproduzione assistita (Fivet) dell’Asl di Torino e sarà il centro di eccellenza per la città.

Il centro Fivet dall’ospedale Maria Vittoria, nato nel 2001, è stato trasferito alla Casa della Salute Valdese, in via Silvio Pellico 19, per garantirgli una sede più ampia ed è stato potenziato per offrire alla città un nuovo polo specializzato.

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Farmaci, Innovazione, News, Piemonte, Regioni

Malattie del sangue: ecco come i linfociti possono “riconoscere” le cellule tumorali, grazie alla genetica e all’immunologia

Professor Boccadoro: «Futuro vuol dire studiare terapie che potranno essere usate dai nostri figli, vuol dire garantire migliore efficacia del trattamento per il paziente».

 

Oggi genetica e immunologia sono alleate per combattere le malattie del sangue. L’immunoterapia è già entrata prepotentemente nella terapia delle patologie neoplastiche ematologiche sovente cambiando la storia di queste malattie, con risultati importanti, basti pensare alla riduzione del rischio di ricaduta che oggi raggiunge livelli del 70%. Si aggiungono poi i farmaci innovativi che sono caratterizzati da nuovi sottili e intelligenti meccanismi d’azione, microscopiche molecole in grado di andare diritto all’obiettivo: disintegrare il tumore.

Insomma, la ricerca va spedita e la illustra il professor Mario Boccadoro, oncoematologo della Città della Salute e della Scienza di Torino, sottolineando che il futuro della ricerca non solo mostrerà i suoi risultati nel lungo termine, ma sarà sempre più volta a garantire per il paziente la migliore efficacia del trattamento e qualità di vita.

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Campania, Farmaci, Innovazione, Regioni

All’Istituto Pascale di Napoli batte forte il cuore della ricerca scientifica per sconfiggere i tumori. Ecco le nuove sfide dei ricercatori.

Il professor Paolo Ascierto, direttore dell’oncologia sperimentale del melanoma, dell’immunoterapia oncologica e terapie innovative ci porta nei laboratori per presentarci le nuove scoperte.

 

Il lavoro di squadra, il guardare sempre avanti, forse sempre oltre l’orizzonte, e l’amore per la ricerca scientifica sono state fino ad oggi le chiavi di volta del lavoro dei medici e dei ricercatori  dell’Istituto dei tumori Pascale di Napoli. E’ un lavoro incessante che oggi continua con lo stesso entusiasmo di ieri e spazia dall’immunoterapia moderna alla combinazione di nuovi farmaci con altre strategie terapeutiche, all’interesse emergente nei riguardi del metabolismo intratumorale e generale, per un unico obiettivo: sconfiggere il tumore. Ci porta per mano, nel cuore della ricerca di oggi e di domani, il professor Paolo Ascierto, direttore della struttura complessa di oncologia sperimentale del melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Irccs Fondazione Pascale. Leggi

Innovazione, Piemonte, Regioni, Tecnologie

Istituto di Candiolo: ricercatore vince il prestigioso bando internazionale con un progetto di ricerca sul cancro al colon retto

Ha lasciato il prestigioso Massachusetts General Hospital Cancer Center di Boston un anno fa e carico del suo promettente bagaglio di studio medico-scientifico, oggi lavora all’Istituto di Candiolo per portare la sua esperienza di ricercatore nel campo dell’oncologia alle porte di Torino. E’ lo spagnolo Carlos Sebastian, è nato a Barcellona e oggi è il responsabile del laboratorio del metabolismo del cancro di Candiolo ed è specializzato nello studio del metabolismo degli zuccheri nelle cellule tumorali.

Questo medico ha, tra gli altri, il merito di aver vinto il prestigioso bando internazionale Marie Curie lanciato dalla Commissione Europea grazie al suo progetto di ricerca sul cancro al colon retto, intitolato “Dinamica metabolica nel cancro colon rettale”, che ha prevalso su quelli presentati da scienziati di tutto il mondo.

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